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01/08/2026

Verso dove?

Carissimi confratelli e laici delle nostre Comunità Educative Pastorali, eccoci al consueto Focus di PG. Siamo arrivati ad agosto e immagino che molti di noi siano o siano stati in viaggio per le vacanze! Vorrei farvi compagnia e provocarvi con un focus sul senso del viaggiare, del camminare, del correre… perché sono numerose in questo periodo le sollecitazioni su questo tema. 

In questi mesi abbiamo approfondito la spiritualità salesiana con vari focus. Nel cuore dell'estate, la vediamo prendere corpo sulle strade che i giovani attraversano, condividendone fatiche, deviazioni e rallentamenti per non lasciare indietro nessuno. Questa spiritualità del quotidiano, della gioia, dell'amicizia con Gesù, della comunione e del servizio responsabile è chiamata a farsi esperienza concreta e progetto di vita.

La Bibbia stessa ci riporta grandi racconti di uomini e donne messi in cammino. Abramo lascia la propria terra senza possedere ancora una carta geografica completa. Mosè attraversa il deserto con un popolo inquieto e fragile. Elia cammina fino all’Oreb portando dentro di sé la stanchezza. Maria si alza e raggiunge in fretta Elisabetta. Gesù percorre villaggi e città, incontra persone lungo la strada, chiama i discepoli mentre stanno lavorando e sale decisamente verso Gerusalemme. Dopo la Pasqua raggiunge due discepoli che stanno fuggendo verso Emmaus e sceglie il loro stesso passo. Dio raramente consegna ai suoi amici una poltrona comoda; affida loro una strada.

Anche questa estate molti giovani delle nostre case stanno vivendo la fede attraverso un viaggio. Una cinquantina sono partiti/partiranno per esperienze missionarie, entrando in terre, culture e storie che chiederanno loro di lasciarsi ospitare prima ancora di pensare di poter aiutare. Alcune ragazze hanno camminato da Firenze a Siena sulle tracce di santa Caterina con il campo mobile. I giovani dell’impresa ciclistica percorreranno migliaia di chilometri in Francia accompagnati dalla figura di santa Teresa di Lisieux. Universitari e giovani lavoratori faranno un pellegrinaggio da Montecassino a Gaeta e poi verso Roma, seguendo l’allegria inquieta e apostolica di san Filippo Neri. Cambiano i mezzi, le distanze, i santi e i paesaggi; rimane una domanda comune: chi diventerò lungo questa strada?

Nelle sale è arrivata anche The Odyssey di Christopher Nolan, nuova rilettura cinematografica del viaggio di Ulisse (che consiglio vivamente di andare a vedere). L’Odissea continua ad affascinarci perché racconta il desiderio di tornare a casa e, insieme, la trasformazione provocata dal viaggio. Ulisse cerca Itaca, Penelope e Telemaco, ma lungo il percorso deve attraversare le proprie paure, resistere alle seduzioni, riconoscere i propri limiti e portare il peso delle conseguenze delle sue scelte. La sorte dei compagni ricorda una verità scomoda: nessuno viaggia soltanto per se stesso. Il nostro modo di affrontare il mare può salvare, ferire, incoraggiare oppure smarrire chi naviga accanto a noi.

Questa estate la parola “viaggio” porta con sé anche una ferita che fatichiamo ancora a comprendere. Don Francesco e Alberto hanno perso la vita mentre stavano andando verso Gardaland, dentro una giornata pensata per la gioia, l’amicizia e il divertimento. Alberto amava correre. Francesco aveva scritto nel suo testamento spirituale il desiderio di “correre ancora per i miei ragazzi dal Paradiso”. La strada che stavano percorrendo si è interrotta davanti ai nostri occhi, lasciandoci attoniti, addolorati e pieni di domande. La fede ci permette di consegnare quella corsa nelle mani del Cristo risorto e di credere che l’amore donato continui a generare vita oltre ciò che riusciamo a vedere. 

Forse Alberto e Francesco ci chiedono oggi di prendere sul serio la direzione della nostra corsa. Possiamo riempire le giornate di appuntamenti, attività, riunioni, viaggi e chilometri, restando interiormente fermi. Possiamo accompagnare gruppi numerosi e perdere di vista i volti. Possiamo predisporre programmi impeccabili e camminare troppo velocemente perché qualcuno riesca davvero a confidarsi con noi. La spiritualità del cammino ci provoca a verificare il passo: Verso dove stiamo andando? per chi stiamo correndo? Chi stiamo aspettando? Quale giovane rischia di rimanere indietro mentre noi siamo già concentrati sulla prossima meta?

Don Francesco ci aveva consegnato una convinzione semplice: “Conta il fatto che ci sei”. Dentro questa frase si riconosce una forma profondamente salesiana del viaggio. Essere presenti significa camminare accanto, condividere un tratto di strada, accettare il ritmo dell’altro, sostare quando serve, ripartire insieme. I giovani possiedono già molte mappe, navigatori e indicazioni; cercano adulti capaci di affrontare con loro le strade reali della vita. Chiedono consacrati, educatori e animatori disposti a stare nelle loro domande, nelle fatiche affettive, nelle scelte vocazionali, nelle cadute e nei nuovi inizi. La presenza salesiana diventa così un pellegrinaggio condiviso: il cortile, la scuola, il centro di formazione professionale, la comunità per minori e l’oratorio diventano strade sulle quali Dio si avvicina. E la meta del viaggio diventa più chiara.

Agosto potrebbe offrirci un'esperienza spirituale concreta: rallentare e camminare accanto a qualcuno senza risposte immediate. Possiamo domandare a un giovane le sue mete e i suoi pesi, affidando alla preghiera chi incontriamo lungo la strada. È il momento di verificare se le nostre comunità sanno lasciare le proprie sicurezze per raggiungere i giovani nei loro ambienti e linguaggi. Ogni autentico pellegrinaggio, infatti, trasforma le nostre scelte pastorali.

Alla fine di ogni viaggio rimane il desiderio di una casa. Ulisse cerca Itaca. Il pellegrino cerca il santuario. Il missionario scopre una casa nei volti che lo accolgono. Il cristiano cammina verso quella comunione piena che chiamiamo vita eterna. Francesco e Alberto ci precedono dentro questo mistero. La loro memoria ci invita a vivere il tempo ricevuto con più verità, a volerci bene con maggiore libertà, a correre per ciò che merita davvero la vita. Continua a correre per i tuoi ragazzi, Francesco. Continua la tua corsa, Alberto. Aiutateci dal cielo a non sprecare la strada, ad aspettare chi rallenta e a ricordare che la meta più bella si raggiunge portando con noi i compagni che il Signore ci ha affidato.

don Emanuele Zof
DELEGATO PG - INE