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08/06/2026

Restare umani

Come ormai tutti sanno, il 25 maggio scorso è stata pubblicata la prima enciclica di papa Leone XIV, dal titolo Magnifica Humanitas. Apprezzata da più parti, è già oggetto di studi e di approfondimenti e ciascun lettore potrà scovare e valorizzare, nel testo, passi e provocazioni utili per interpretare il complesso mondo che abitiamo e gettare così una luce sul presente e sul futuro.

Davanti alle sfide attuali il Papa incoraggia i cristiani, in modo particolare noi educatori, a valorizzare davvero l’umanità: creati da Dio e suoi figli, abbiamo inscritto in noi una straordinaria originalità. La nostra umanità nasce da relazioni solide e si nutre di rapporti quotidiani veri che possano far assaporare la cura, la dedizione, l’ascolto. E siamo chiamati a usare anche i mezzi e le tecnologie moderne proprio con il criterio umano, per sapere valorizzando l’umanità sempre come fine e mai come mezzo o strumento.

Perentorio allora risuona l’invito del papa:

«Curiamo le relazioni! In un’epoca che tende a velocizzare e frammentare, la carne umana continua a chiedere di essere curata e riconosciuta da mani capaci di tenerezza, da menti attente e da parole buone. La cultura digitale moltiplica le connessioni e offre nuove possibilità di incontro; tuttavia, il cuore umano conserva un bisogno irrinunciabile di prossimità. Invito a custodire luoghi e tempi in cui la presenza fisica rimane decisiva: la tavola condivisa, la comunità cristiana che si raduna, la visita a chi è solo, il servizio ai poveri. Sono segni di un’umanità che continua a credere che ogni corpo è tempio dello Spirito e casa di Dio, e proprio questa alleanza tra gloria e fragilità diventa criterio per valutare i modelli antropologici proposti dalla cultura attuale» (paragrafo 239)

In chiave missionaria ci viene chiesto proprio questo. Come salesiani siamo chiamati a curare le nostre relazioni comunitarie ed educative nel clima di famiglia che contraddistingue ogni casa salesiana. E ai nostri giovani partenti di quest’estate viene raccomandata la presenza fisica e la prossimità, lì dove andranno a prestare servizio: partire per un viaggio missionario significa toccare con mano l’umanità fragile  ferita, partire magari da quella di chi parte! Per poi mettersi accanto, prossimi e vicini ai poveri che si incontreranno.

Ma il papa alza l’asticella e ci ricorda che terra di missione non è solo esplorare continenti lontani, ma anche abitare oggi, in modo responsabile, il mondo digitale.

«Abbiamo tutti bisogno di formarci a vivere il digitale in modo umano, come parte integrante dell’educazione alla fede e alla vita buona del Vangelo. Dobbiamo educarci a considerare il mondo digitale come un nuovo continente da evangelizzare, che richiede missionari generosi e maturi nella fede. Educare le nuove generazioni a credere che l’evoluzione delle tecnologie non segue un percorso inevitabile, ma può essere orientata dalla responsabilità personale e collettiva, costituisce uno dei servizi più preziosi al bene comune» (paragrafo 238)

In un mondo digitale, intrecciato di dati e comunicazioni rapide e veloci, la sfida è rappresentata dal comunicare Cristo in maniera autentica ed efficace, usando al meglio la rete per una pesca abbondante.

In questo mese di giugno, sempre più vicini alle varie partenze dei nostri 51 giovani missionari, continuiamo ad accompagnarli, perché possano vivere in Egitto, Madagascar, Perù, Brasile e Moldavia un periodo intenso di fede, di servizio e di carità.

Anche quest’anno, come ormai di consuetudine, durante la veglia di preghiera per le vocazioni del 2 giugno, i giovani partenti vissuto il mandato missionario, ricevendo dalle mani dell’ispettore il crocifisso e dalle mani dell’ispettrice una candela con cui hanno poi illuminato la palestra di Mestre, sede della veglia, e acceso altre candele. Che questa luce davvero non si spenga e che possa illuminare ciascuno di noi per riscoprire la nostra magnifica umanità.

Don Fabio e don Luca