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01/10/2026

Perché?

Perché?

La ragione nel Sistema Preventivo

Carissimi confratelli e laici delle nostre Comunità Educative Pastorali,

con il mese di ottobre entriamo pienamente nell’anno pastorale. Dopo l’avvio di settembre, le nostre case ritrovano il ritmo ordinario tra lezioni, gruppi, feste e tradizioni come le castagnate, che raccontano bene lo stile di Don Bosco nel far sentire i ragazzi a casa. Proprio quando si esaurisce la spinta iniziale emerge una domanda decisiva: i giovani trovano nelle nostre opere soltanto attività ben organizzate o un ambiente che li accoglie, li conosce e li accompagna?

Il Sistema Preventivo cresce dentro questo clima. La Spiritualità Salesiana, su cui ci siamo soffermati nei Focus precedenti, ci ricorda che Don Bosco ha generato un ambiente di famiglia nel quale condividere la vita e far nascere nei giovani la domanda sulla felicità. Prima delle iniziative vengono le relazioni, la familiarità, la fiducia. Ragione, religione e amorevolezza prendono forma dentro questa esperienza unitaria. Come accennato nel Focus di settembre, vorrei dedicare i prossimi mesi proprio a queste tre parole tanto conosciute da rischiare di essere date per scontate. Cominciamo dalla ragione, lasciandoci accompagnare da una parola semplicissima che è anche una domanda: «perché?».

«Perché?» appartiene alle prime domande dei bambini e, crescendo, diventa sempre più impegnativo (suggerisco, a questo proposito, di ascoltare la canzone “Perché” di Ernia e Madame): Perché devo studiare? Perché devo rispettare questa regola? Perché dovrei impegnarmi? Perché credere? Perché pregare? Perché Dio permette questo? Perché dovrei fidarmi degli adulti?. Alcune domande vengono dette apertamente; altre rimangono nascoste dentro un comportamento, un silenzio, una provocazione, l’abbandono di un percorso.

Credo che la “Ragione” del Sistema Preventivo cominci proprio dalla disponibilità a prendere sul serio queste domande. Educare chiede una disciplina dello sguardo e dell’ascolto: osservare prima di classificare, ascoltare prima di rispondere, comprendere prima di correggere. Dietro una distrazione può esserci una fatica, dietro una provocazione una richiesta di attenzione, dietro una distanza dalla fede una domanda più profonda di quanto immaginiamo. Husserl invitava a «ritornare alle cose stesse»: incontrare la realtà prima di sovrapporle le nostre categorie. È un esercizio molto salesiano. Prima dei “ragazzi di oggi” ci sono Luca, Martina, Ahmed, Anna: volti e storie uniche; prima della “generazione dei social” ci sono ragazzi con i proprio desideri, paure, amicizie, ferite e sogni. 

La parola “ragione” porta però il “perché” anche dalla parte dell’educatore. Perché facciamo quello che facciamo? Sappiamo spiegare il senso delle nostre regole, delle nostre proposte, dei nostri percorsi? A volte chiediamo ai giovani di comprendere scelte educative sulle quali noi stessi abbiamo smesso di riflettere. «Si è sempre fatto così» rimane una risposta tacita, comoda, ma poco educativa. La tradizione salesiana conserva la sua forza quando continua a essere compresa, amata e tradotta nelle nuove circostanze. Una regola educa quando aiuta un giovane a crescere nella libertà e nella responsabilità; una proposta pastorale ha forza quando sappiamo quale bene della persona vogliamo servire; anche un richiamo diventa educativo quando il ragazzo può coglierne il senso.

Per questo la ragione richiede anche tempo per pensare. Le nostre giornate sono piene: programmiamo, organizziamo, incontriamo, risolviamo problemi, prepariamo riunioni, celebrazioni e attività. Possiamo arrivare alla sera avendo fatto moltissimo e avendo compreso poco di ciò che abbiamo vissuto. Byung-Chul Han (un filosofo che stiamo approfondendo nella autoformazione in equipe di PG) richiama la necessità di recuperare la capacità di sostare dentro una società dominata dalla velocità e dalla prestazione. Sostare permette di vedere, il silenzio lascia emergere le domande, la verifica trasforma l’esperienza in sapienza.

Anche il nostro cammino ispettoriale conosce questa dinamica. Nel Capitolo Ispettoriale abbiamo riconosciuto il valore del «fermarsi, per riconoscere il bene fatto e per intravedere i possibili passi da compiere in futuro». Potrebbe diventare una pratica ordinaria nei Consigli delle CEP, nelle équipe, nelle comunità religiose e persino alla fine della giornata: che cosa ho visto oggi nei giovani? Che cosa mi ha interrogato? Dove ho colto un’apertura, una fatica, un desiderio? Che cosa il Signore potrebbe avermi mostrato?

Qui la ragione incontra la contemplazione. Per noi la realtà dei giovani possiede una profondità teologica. L’Incarnazione ci consegna la vita umana come luogo nel quale Dio si rende vicino. Essere contemplativi nell’azione significa imparare a guardare il cortile, l’aula, il laboratorio, il gruppo, una conversazione o un momento difficile con occhi capaci di cercare l’azione di Dio. La contemplazione salesiana cresce in mezzo alla vita, mentre accompagniamo una scelta o proviamo a capire ciò che accade dietro una porta che si chiude.

Forse proprio qui troviamo il “perché” più profondo. Pietro invita i cristiani a essere pronti a rendere ragione della speranza che portano dentro. Anche i giovani hanno diritto a incontrare adulti capaci di raccontare perché sperano, perché credono, perché scelgono di stare accanto a loro. La nuova Ratio salesiana ci ricorda che conoscere la realtà aiuta a comprendere meglio il mondo giovanile e a offrire un’azione educativo-pastorale adeguata, fino a saper «rendere ragione della nostra fede a ogni giovane».

All’inizio di questo mese possiamo allora custodire due domande: quali sono i “perché?” dei giovani ai quali continuiamo a rispondere senza averli veramente ascoltati? E quali cose continuiamo a fare nelle nostre opere senza sapere più spiegare perché le facciamo? Recuperare la ragione nel Sistema Preventivo significa ripartire da qui: guardare meglio, ascoltare di più, pensare ciò che viviamo e avere abbastanza interiorità per riconoscere, dentro la storia concreta dei ragazzi, i segni di quel Dio che continua a precederci.

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don Emanuele Zof

DELEGATO PG - INE