Cosa ne pensi?
La ragione nel Sistema Preventivo (pt.2)
Carissimi confratelli e laici delle nostre Comunità Educative Pastorali,
nello scorso Focus di ottobre ci eravamo lasciati provocare da una domanda: «Perché?». Ci eravamo posti la questione sulle ragioni delle nostre scelte, sul senso delle attività che proponiamo, sulle motivazioni che guidano il nostro impegno educativo e pastorale. Durante il mese appena concluso abbiamo avuto poi numerose occasioni per incontrarci: le Consulte dei Direttori, degli Animatori di Pastorale Giovanile, dei Presidi, dei Direttori della Formazione Professionale: sono stati incontri diversi, ma accomunati dal desiderio di condividere esperienze, leggere la realtà e individuare insieme nuove prospettive. Ripensando a queste occasioni, mi sembra che ogni condivisione possa essere ricondotta a una domanda semplice, che spesso apre le conversazioni più significative: «Tu cosa ne pensi?». È proprio da questa domanda che vorrei focalizzare la provocazione del mese di novembre, continuando la nostra riflessione sulla ragione, uno dei pilastri del Sistema Preventivo di don Bosco.
Mi sembra che chiedere a qualcuno «Cosa ne pensi?» significhi riconoscere che il suo sguardo può arricchire il mio, che la sua esperienza può aiutarmi a comprendere meglio la realtà e che insieme possiamo arrivare a intuizioni e decisioni nuove. Eppure, nei nosti modi di fare e riflettere, quanto spazio lasciamo realmente al pensiero degli altri? Organizziamo riunioni, prepariamo programmi, definiamo calendari, elaboriamo progetti. Ma quanto tempo dedichiamo a pensare insieme? Talvolta arriviamo agli incontri con decisioni già maturate, cercando soprattutto conferme alle nostre convinzioni. Altre volte la fretta di risolvere i problemi ci impedisce di approfondirne le cause. Sono convinto che la corresponsabilità cominci anzitutto dalla disponibilità a lasciarsi interrogare e, qualche volta, a cambiare idea. Una comunità educativa cresce quando ciascuno sente che il proprio contributo viene ascoltato e può incidere sulle scelte comuni.
Don Bosco ha costruito la sua opera coinvolgendo tante persone, consacrati e laici, adulti e giovani, valorizzando le loro capacità e rendendoli partecipi della missione. Come lui siamo chiamati oggi a coltivare questo stile. Il Progetto Educativo-Pastorale Salesiano e le nostre attività pastorali, dovrebbero nascere e svilupparsi attraverso un autentico processo comunitario di ascolto, riflessione, discernimento e verifica. Possiamo quindi chiederci quanto le nostre programmazioni siano frutto di un pensiero condiviso e quanto, invece, rispondano alle abitudini consolidate o alle intuizioni di pochi. La ragione ci invita a interrogarci continuamente su ciò che facciamo, a riconoscere i cambiamenti, a comprendere le conseguenze delle nostre decisioni. Pensare insieme richiede tempo, ma questo ci permette di dare maggiore profondità e futuro alle nostre azioni.
Questa stessa domanda dovrebbe accompagnare quotidianamente la nostra relazione educativa con i giovani. Quante volte chiediamo loro «Cosa ne pensi?»? Pensiamo alle attività che proponiamo, alle regole che condividiamo, alle difficoltà che incontriamo. Quando un ragazzo commette un errore, possiamo limitarci a richiamarlo oppure aiutarlo a riflettere: «Cosa pensi di quello che è successo? Perché hai agito così? Quali conseguenze ha avuto la tua scelta? Come potresti comportarti diversamente?». É attraverso queste domande che accompagniamo i giovani a riconoscere le loro responsabilità, a comprendere le ragioni dei loro comportamenti e a farli maturare decisioni sempre più libere e consapevoli. La ragione del Sistema Preventivo ci chiede di avere fiducia nella capacità dei ragazzi di comprendere, valutare e scegliere, offrendo loro occasioni concrete per esercitarla.
Questa attenzione diventa particolarmente urgente nella cultura che stiamo attraversando. I giovani (e con loro anche noi adulti) sono immersi in un flusso continuo di informazioni, immagini, notizie e opinioni. I social network ci invitano a scorrere, reagire, commentare e condividere rapidamente. Anche l'intelligenza artificiale ci permette di ottenere risposte immediate a domande sempre più complesse. Ma quanto tempo dedichiamo a verificare ciò che leggiamo, a confrontare le fonti, a comprendere le ragioni di un'opinione? Avere tante informazioni a disposizione non garantisce la capacità di pensare criticamente. Credo che educare secondo ragione significhi aiutare i giovani a interrogare ciò che incontrano, distinguere i fatti dalle interpretazioni, riconoscere i condizionamenti e costruire un pensiero personale. E questo richiede adulti ed educatori capaci di testimoniare il gusto della ricerca, del confronto e dell'ascolto, anche quando emergono idee differenti dalle proprie.
Il Vangelo ci mostra continuamente Gesù che educa attraverso le domande. «Voi chi dite che io sia?» (Mc 8,29) è una domanda che chiede ai discepoli di prendere posizione, di esprimere personalmente ciò che hanno compreso. Anche noi siamo chiamati ad accompagnare i giovani verso domande sempre più profonde, quelle che riguardano il significato delle loro scelte, delle relazioni, della vocazione e della fede. Il discernimento cristiano matura proprio attraverso questa ricerca, nella quale il confronto con gli altri e l'ascolto della Parola ci aiutano a riconoscere ciò che Dio desidera per la nostra vita.
Il mese di novembre ci introduce, fin dai suoi primi giorni, in alcune delle domande più grandi dell'esistenza. La solennità di Tutti i Santi e la commemorazione dei fedeli defunti ci invitano a riflettere sul senso della vita, sulla santità, sulla morte, sulla risurrezione e sulla comunione dei santi. Quest'anno queste domande risuonano in modo particolarmente intenso nelle nostre comunità, ancora segnate dalla morte di don Francesco e Alberto. La loro testimonianza continua a interrogarci e a farci guardare alla vita con maggiore profondità. Cosa pensiamo del paradiso? Che cosa significa credere che l'amore vissuto su questa terra trovi compimento nell'eternità? Quale speranza sappiamo condividere con i nostri giovani? Forse potremmo trovare il coraggio di aprire anche con loro queste conversazioni, ascoltando le loro domande, i dubbi e le attese. E mentre continuiamo a chiederci reciprocamente «Cosa ne pensi?», potremmo imparare a rivolgere questa domanda anche al Signore: «Tu, Signore, cosa ne pensi della nostra vita, delle nostre scelte, del nostro modo di amare?». Perché la ragione, illuminata dalla fede, ci accompagna a cercare insieme quella verità che dà senso alla vita e ci apre alla speranza dell'eternità.
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don Emanuele Zof
DELEGATO PG - INE