Coinvolti?
Carissimi confratelli salesiani e laici impegnati nelle CEP e nelle Equipe di PG del Triveneto,
siamo arrivati ad aprile. Nel cuore portiamo la gioia e la speranza che ci ha lasciato il mese appena trascorso, segnato da un evento importante: l'elezione del nuovo Rettor Maggiore, don Fabio Attard, insieme al suo Consiglio. Ci sentiamo parte di una storia viva, che continua a camminare verso le braccia del Risorto. La Pasqua è ormai vicina: un invito a lasciarci illuminare, a rimettere al centro ciò che conta.
Dopo aver riflettuto sul nucleo della missione (vocazione, evangelizzazione, poveri), il nostro cammino ci porta ora al terzo nucleo del POI: il coinvolgimento dei laici. Una parola forte, bella, e profondamente salesiana.
Mi piace questa parola: "coinvolgere". Viene dal latino cum-volvere, che significa letteralmente "avvolgere insieme". Non è solo un termine organizzativo: dice qualcosa di profondo, umano, educativo. Coinvolgere è fare spazio, è dire all'altro: “Tu conti, sei importante, camminiamo insieme”.
E mi viene in mente un artista, JR, forse qualcuno di voi lo conosce. Un francese un po' ribelle che ha scelto di portare l'arte fuori dai musei, per le strade, tra la gente. Nei suoi progetti, come "Habitations", fotografa i volti degli abitanti di quartieri poveri e, con il loro aiuto, li appende in formato gigante sui muri delle loro stesse case. Non si limita a ritrarli: li ascolta, lavora con loro, trasforma l'arte in un'esperienza condivisa. Ridà dignità. Crea bellezza insieme. Questo mi parla profondamente. Non solo come educatore, ma come uomo, come cristiano. Penso che la nostra pastorale abbia bisogno di questo spirito: partire dai volti, dalle storie, dai sogni. Non solo fare per, ma soprattutto fare con.
E questo stile non riguarda solo l'educazione o l'arte. È anche il modo con cui la Chiesa oggi sceglie di vivere e camminare. Dal 2021 al 2024 si è celebrato un Sinodo straordinario, dedicato proprio alla sinodalità. Per la prima volta, tutto il Popolo di Dio – laici, consacrati, chierici – è stato coinvolto in un processo globale di ascolto e discernimento.
Il Documento finale ci ricorda: "La sinodalità indica lo specifico modo di vivere e operare della Chiesa Popolo di Dio che manifesta e realizza in concreto il suo essere comunione nel ‘camminare insieme’, nel radunarsi in assemblea e nel partecipare attivamente di tutti i suoi membri alla sua missione evangelizzatrice".
Mi colpisce sempre questa espressione: camminare insieme. Nessuno escluso, nessuno spettatore. Tutti coinvolti. Questo vale anche per noi, nelle nostre case, scuole, oratori. Nella PG, coinvolgere significa creare spazi dove tutti possano portare idee, desideri, responsabilità.
E allora provo a immaginare alcune scene:
Di fronte a questi esempi io stesso mi chiedo (e ti chiedo) quanto riusciamo a coinvolgere davvero le persone con cui lavoriamo, i ragazzi che incontriamo e accompagniamo, i colleghi con cui condividiamo la missione educativa? E, allo stesso tempo, quanto ci sentiamo coinvolti dagli altri? Ci sentiamo parte attiva, ascoltata, chiamata in causa?
Non è semplice coinvolgere e lasciarsi coinvolgere. Ci sono resistenze, abitudini, anche dentro di noi. A volte sembra più facile decidere da soli. Ma sappiamo bene che il coinvolgimento vero genera partecipazione, entusiasmo, appartenenza.
Don Bosco questo lo aveva capito nel profondo. Le sue opere non solo nascono per i giovani, ma con loro. E quando torno a Valdocco e vado al piano interrato del Museo-Casa Don Bosco, mi emoziono a vedere i sassi portati direttamente dai ragazzi dal fiume Dora per costruire la casa in cui avrebbero vissuto assieme a Don Bosco. Per don Bosco questo coinvolgimento nei lavori era un modo concreto per dire ai giovani che quella casa era anche loro, che le fondamenta stesse erano frutto del loro impegno, delle loro mani, del loro cuore. In quel gesto si racchiude tutta la forza di un’educazione partecipata, di un’opera costruita insieme, mattone dopo mattone, relazione dopo relazione. Lì c'è la radice del nostro stile: costruire insieme, con fatica e gioia.
Ecco allora il mio augurio per questo mese: che possiamo tornare a portare quei sassi, con mani nuove e cuori vivi. Che ciascuno si senta parte, che nessuno resti ai margini. Perché solo insieme possiamo costruire quella casa che chiamiamo Chiesa, scuola, oratorio, comunità.
don Emanuele Zof
DELEGATO PG - INE