Con don Elia Comini, in cammino verso la santità: trenta giovani del Triveneto alla beatificazione
Una giornata di formazione, preghiera e comunione ecclesiale, vissuta nei luoghi della testimonianza dei martiri di Monte Sole e nella gioia della loro beatificazione. Oggi, domenica 27 settembre 2026, un gruppo di circa trenta giovani provenienti da diverse realtà salesiane del Triveneto ha partecipato a Bologna alla beatificazione di don Elia Comini, sacerdote salesiano, insieme a don Ubaldo Marchioni, sacerdote diocesano, e padre Martino Capelli, religioso dehoniano. Ad accompagnarli, don Luca Bernardello, animatore vocazionale dell’Ispettoria salesiana “San Marco” dell’Italia Nord Est, insieme ad altri salesiani.
Il pellegrinaggio ha unito la visita ai luoghi del martirio e l’approfondimento della storia dei nuovi beati alla partecipazione alla celebrazione liturgica. Accostare le loro vicende proprio nei luoghi in cui si sono svolte ha dato concretezza al momento formativo, offrendo ai giovani l’occasione di confrontarsi con una fede capace di diventare vicinanza, servizio e dono della vita.
Nel pomeriggio, nella Basilica di San Petronio, il gruppo si è unito alla comunità ecclesiale per la Messa con il rito di beatificazione, presieduta dal cardinale Marcello Semeraro, delegato di papa Leone XIV. Tra i concelebranti erano presenti il cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna, e don Fabio Attard, Rettor Maggiore dei Salesiani. Una celebrazione che ha raccolto la gratitudine della Chiesa per tre sacerdoti rimasti fedeli alla loro missione durante gli eccidi del 1944.
Per i giovani delle nostre case, un’attenzione particolare è stata rivolta alla figura di don Elia Comini. Nato nel 1910 a Calvenzano di Vergato, maturò la propria vocazione nell’ambiente salesiano e fu ordinato sacerdote nel 1935. Insegnante ed educatore a Chiari e a Treviglio, dedicò il suo ministero alla crescita dei giovani. Nell’estate del 1944 tornò a Salvaro per stare accanto alla madre e aiutare l’anziano parroco, mentre la guerra investiva il territorio. Si mise così al servizio degli sfollati e della popolazione, condividendone le sofferenze.
Il 29 settembre, insieme a padre Martino Capelli, si mosse per portare soccorso e conforto religioso alle vittime della violenza nazista nella località di Creda. I due sacerdoti furono catturati e imprigionati. Don Elia continuò ad assistere i compagni di prigionia fino al 1° ottobre 1944, quando venne ucciso con padre Martino e altri prigionieri a Pioppe di Salvaro. Aveva trentaquattro anni. Nella sua scelta di rimanere accanto alla gente si riconosce la carità pastorale che aveva animato anche il suo servizio educativo.
La sua testimonianza raggiunge anche oggi chi si interroga sulla propria vocazione e sul modo di vivere il Vangelo. Invita a riconoscere nelle responsabilità quotidiane, nell’attenzione a chi soffre e nella fedeltà al servizio i passi attraverso cui cresce una vita donata.
Per i trenta giovani del Triveneto è stata una giornata ricca sul piano formativo e spirituale, vissuta insieme come Movimento Giovanile Salesiano e dentro una Chiesa che continua a indicare la santità come chiamata per tutti. Dalla memoria dei martiri nasce un invito da portare nelle proprie comunità: coltivare la pace, prendersi cura degli altri e imparare, giorno dopo giorno, a fare della propria vita un dono.